eWibe
Accedi Iscriviti

Bruno Giacosa, il maestro che leggeva le vigne delle Langhe

· Leonardo Bernasconi

Colline delle Langhe in autunno al tramonto, terra dei Barolo e Barbaresco di Bruno Giacosa

Dalla Neive dei mediatori d’uva all’etichetta rossa del Falletto: la storia della cantina che ha insegnato a Barolo e Barbaresco il valore della singola vigna. E che con il Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2020 conquista i Tre Bicchieri del Gambero Rosso.

Ci sono nomi che, nelle Langhe, si pronunciano con un rispetto particolare. Bruno Giacosa è uno di questi. Non per il clamore, che non ha mai cercato, ma per una coerenza durata oltre mezzo secolo: uve scelte con un occhio infallibile, vinificazioni classiche, e la disciplina di non mettere in bottiglia ciò che non era all’altezza.

L’occasione per raccontarlo è doppia. Nelle anticipazioni della guida Vini d’Italia 2027 del Gambero Rosso, in uscita il 25 ottobre, il Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2020 figura tra i Tre Bicchieri del Piemonte. E il 23 ottobre, a Milano, l’asta The Cellar Selection di Wannenes porta in sala bottiglie dei grandi nomi di Langa, Giacosa compreso. Due segnali di quanto questa cantina resti un punto fermo per chi ama il Nebbiolo.

Dal mestiere di mediatore alle prime bottiglie

La storia comincia lontano dalla cantina, tra i filari. Il padre e il nonno di Bruno, nato nel 1929, erano mediatori di uve: conoscevano ogni vigna, ogni esposizione, ogni vignaiolo della zona. Bruno crebbe in quel mestiere e ne fece il proprio talento. Anni dopo racconterà a Wine Spectator di aver imparato così a conoscere le posizioni migliori e a capire i suoli.

All’inizio degli anni Sessanta decise di imbottigliare il proprio vino, contro il parere del padre. Lo faceva con uve acquistate dai migliori cru, selezionate con la competenza di chi le aveva valutate per una vita. Nel 1964 nacque il primo Barbaresco da singola vigna, il Santo Stefano: un’intuizione che anticipava di anni la cultura dei cru oggi data per scontata. Con la vendemmia 1967 arrivò anche la prima Riserva di Asili, la vigna che sarebbe diventata la firma di Giacosa a Barbaresco.

1982: il Falletto di Serralunga

La svolta arriva nel 1982. Bruno Giacosa acquista un ampio vigneto a Serralunga d’Alba, il Falletto, e da quel momento produce Barolo anche da uve di proprietà. Nello stesso anno entra in azienda la figlia Bruna, che col tempo diventerà il volto della cantina.

I Barolo di Serralunga non portano in etichetta il nome della famiglia come protagonista, ma quello della vigna: Falletto. È un omaggio esplicito al terroir, e anche una distinzione precisa. I vini dell’Azienda Agricola Falletto nascono dai vigneti di proprietà; quelli della Casa Vinicola Bruno Giacosa da uve di conferitori storici, seguiti con la stessa cura e vinificati nelle cantine della famiglia. Accanto ai cru, la casa propone anche un Barolo senza menzione di vigna, come il Barolo 2020 e il Barolo 2018.

Oggi la tenuta conta circa 20 ettari tra Serralunga d’Alba, La Morra e Barbaresco, dove alle vigne di Asili si affianca il Rabajà. Il Barolo Falletto 2021 è il modo più diretto per conoscere il carattere di questa collina: struttura, tensione, un tannino che chiede tempo.

L’etichetta rossa, solo nelle grandi annate

Tra i collezionisti di Langa c’è un’abitudine: guardare se, in una certa annata, Giacosa ha prodotto le sue Riserve. L’etichetta rossa, riservata al Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva e alle altre Riserve della casa, compare solo nei millesimi che la cantina ritiene davvero grandi, a volte in disaccordo con i giudizi ufficiali. Per molti appassionati è un indicatore della qualità di un’annata in Piemonte.

Le Rocche è il cuore del Falletto, il cru più ambizioso. Il Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2017 ha ricevuto 97 punti da Wine Spectator e 98 da James Suckling; il Barolo Falletto Vigna Le Rocche 2019, in etichetta bianca, ne mostra il profilo con qualche anno di anticipo. Per chi ama le verticali, il Barolo Falletto Riserva 2016 e il Barolo Falletto Riserva 2004 raccontano due momenti diversi della stessa vigna.

Uno stile classico, senza scorciatoie

Grandi botti di rovere in una cantina storica delle Langhe, dove riposano Barolo e Barbaresco

Lo stile Giacosa è classico nel senso più pieno. Macerazioni di circa tre settimane, più brevi rispetto al passato, e affinamento in grandi botti di rovere francese da 5.000 litri; per Le Rocche Riserva l’affinamento arriva a 36 mesi. Rese basse, solo botti grandi, grande attenzione alla pulizia in cantina.

Il principio che lega tutto è semplice: se l’annata non convince, il vino non viene imbottigliato con quell’etichetta. È questa severità a rendere le bottiglie di Giacosa così riconoscibili nel bicchiere, con un Nebbiolo trasparente, profumato, fatto di rosa, ciliegia, catrame e spezie, sostenuto da un tannino fitto ma mai ruvido.

A Barbaresco lo stesso rigore prende una forma più floreale. Il Barbaresco Asili 2022 ne è un ritratto giovane; il Barbaresco Asili Riserva 2020 e il Barbaresco Asili Riserva 2016 mostrano fin dove può arrivare questa vigna.

Bruna Giacosa e il presente della cantina

Nel 2006 Bruno fu colpito da un ictus e la figlia Bruna prese in mano, di fatto, la guida dell’azienda. Al suo fianco tornò, dal 2011, Dante Scaglione, l’enologo che aveva lavorato con Bruno dal 1991. Bruno Giacosa è scomparso il 22 gennaio 2018, a 88 anni. Angelo Gaja disse di lui che conosceva le vigne nei minimi dettagli.

La continuità è il risultato più evidente di questi anni. I Tre Bicchieri 2027 al Le Rocche Riserva 2020 confermano che lo stile non è cambiato: lo stesso rigore, le stesse vigne, la stessa pazienza. E accanto ai grandi cru la cantina propone vini di accesso come il Nebbiolo d’Alba 2024, da vigne del Roero, un ingresso gentile nel mondo Giacosa.

Conservare e stappare un Giacosa

I Barolo e i Barbaresco di Giacosa sono vini costruiti per durare. Le Riserve in etichetta rossa danno il meglio dopo molti anni di cantina, e anche le etichette bianche ripagano la pazienza. Per questo la conservazione conta quanto la scelta della bottiglia: temperatura costante, umidità corretta, assenza di luce e di vibrazioni.

Il momento di stappare arriva quando il frutto ha lasciato spazio ai profumi terziari: rosa appassita, tartufo, cuoio, tabacco. Un decanter non è obbligatorio, ma una breve ossigenazione aiuta le annate più giovani. Il servizio ideale è intorno ai 18 gradi, in calici ampi.

Su eWibe trovi le bottiglie di Bruno Giacosa nella Selezione, proposte direttamente da eWibe, e nel Mercato, dove i collezionisti comprano e rivendono tra loro. Ogni bottiglia proviene solo da partner selezionati e certificati e resta custodita nei caveau eWibe, a temperatura e umidità controllate, finché non decidi di farla arrivare sulla tua tavola. Scopri le bottiglie di Bruno Giacosa su eWibe.

Le bottiglie citate su eWibe

Le grandi bottiglie, custodite come meritano

Su eWibe le bottiglie arrivano solo da partner certificati e restano nei nostri caveau a temperatura e umidità controllate. Comprale nella Selezione, o compra e rivendi tra collezionisti nel Mercato.

Articoli correlati